L'amatriciana è uno dei grandi primi della cucina romana, con guanciale, pecorino e pomodoro.
L’amatriciana prende il nome da Amatrice, cittadina dei monti della Laga, in provincia di Rieti. Fino al 1927 Amatrice faceva parte dell’Abruzzo; poi, con la nascita della provincia di Rieti, è passata al Lazio. È anche per questo che sull’amatriciana discutono, con affetto, romani e abruzzesi.
Il piatto nasce dalla cucina dei pastori della zona, che portavano con sé ingredienti che si conservano a lungo: guanciale, pecorino e pasta secca. Senza pomodoro, quella pasta era la gricia. Con l’arrivo del pomodoro nella cucina italiana, tra Settecento e Ottocento, la gricia è diventata amatriciana. Dai pastori e dagli osti amatriciani, molti dei quali lavoravano a Roma, il piatto è arrivato in città, dove è diventato un classico di osterie e trattorie. A Roma la si chiama spesso, semplicemente, “matriciana”.
La ricetta tradizionale prevede guanciale, pecorino, pomodoro, vino bianco, olio extravergine, pepe nero o peperoncino. Ad Amatrice si usano gli spaghetti; a Roma sono diffusissimi i bucatini. Dal 2020 l‘“Amatriciana tradizionale” è riconosciuta dall’Unione Europea come Specialità tradizionale garantita (STG).
Il 24 agosto 2016 Amatrice è stata distrutta dal terremoto. Da allora l’amatriciana è diventata anche un simbolo di solidarietà, con iniziative di raccolta fondi in tutta Italia. Su questo sito raccontiamo il piatto, la sua storia e dove gustarlo a Roma.
Dal blog dell'amatriciana
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Amatriciana: la ricetta tradizionale, i bucatini e gli errori da evitare
Cosa prevede la ricetta tradizionale dell'amatriciana, perché a Roma si usano i bucatini, cosa non mettere e dove mangiarla a San Lorenzo.
